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Vitel tonnè

E’ l’alba: si chiudono i petali

un poco gualciti; si cova,

dentro l’urna molle e segreta,

non so che felicità nuova.

E’ bello svegliarsi con una sorta di felicità nuova, come recitano questi versi di Pascoli.

Ti da quel senso di benessere, quel senso di tranquillità che è difficile spiegare, sto cercando le parole giuste, ma faccio fatica ed esprimere. Non è contentezza, la felicità è una cosa più tranquilla, che viene da dentro e ti inonda completamente.

Desideri, passioni, obbiettivi, tutto ciò crea quel sottile fil rouge che porta alla meta.

Ho creduto per molto tempo che la felicità fosse domani, e domani, e domani ancora, e poi ti svegli all’alba un giorno e ti rendi conto che domani è arrivato.

E con questa atmosfera così decadente non posso che citare questo piatto: Il vitello tonnè. Ho cambiato un pò le carte in tavola, non ho usato il tonno, ma le acciughe del mar cantabrico, ed è tutto destrutturato; fiore di cappero, vitello cotto a bassa temperatura 60° per 70 minuti, cetriolini, acciughe, Mayo, e briciole di pane fritti.

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